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28/06/2007 - GLI AEREI DI D’ALEMA
L’inviato del quotidiano “La Stampa” non ammesso sull’aereo di Stato. Il botta e risposta fra il Presidente dell’Ordine, Lorenzo Del Boca, e il Ministro degli Esteri.
Nei giorni scorsi “La Stampa” ha pubblicato una notizia con la quale denunciava che il proprio inviato era stato escluso da due viaggi organizzati dalla Farnesina. Questi i fatti raccontati dal giornale torinese: il ministro degli Esteri Massimo D’Alema è in visita ufficiale nell’area balcanica. Al suo seguito gli inviati delle testate accreditate che viaggiano, come sempre, con lui. Il ministro impedisce però al giornalista del quotidiano torinese incaricato di seguirlo nel suo viaggio in Turchia ed in Serbia, di salire sull’aereo di Stato. La Stampa aveva pubblicato qualche giorno prima le indiscrezioni contenute nel rapporto Kroll, sul presunto conto segreto in Brasile.
Su questa vicenda è intervenuto il Presidente del Consiglio nazionale Lorenzo Del Boca con la seguente dichiarazione:
“L’Onorevole ministro D’Alema ha fatto il giornalista poco, male e tanto tempo fa: forse si è dimenticato che esiste la libertà di stampa. Al ministro D’Alema – sostiene Del Boca – non è consentito di avere rapporti soltanto con i giornalisti che gli sono simpatici ed escludere quelli che gli sono antipatici”.
Secondo Del Boca “il vice premier dimentica anche che la civiltà di un paese si misura nel livello di autonomia e di indipendenza dell’informazione, un terreno in cui, purtroppo, siamo abbastanza indietro perché l’Italia si colloca tra il 40° ed il 42° posto, al pari della Mongolia. Ma se il ministro si comporta così riusciremo a fare anche peggio dei Mongoli”.
Il vice Presidente del Consiglio ha affidato la sua replica alle agenzie: “La reazione – si legge in una nota dell’Agi – è stata spropositata. Ma quale libertà di stampa? Cosa c’entra la libertà di stampa con il fatto che si viaggia gratis? Noi non abbiamo intaccato nessun diritto, semmai quello di concedere un passaggio aereo ai giornalisti è una cortesia”
“Noi, cosa che succede solo in Italia - ha aggiunto D’Alema - diamo la possibilità alle testate, anche quelle che potrebbero finanziarsi un viaggio del genere, di far viaggiare con noi i loro giornalisti. Diamo loro anche la possibilità di risparmiare - ha aggiunto sarcastico - così si riducono i costi del giornalismo e i giornalisti possono dedicarsi ai costi della politica…”.
“Si è reagito come se fosse stato intaccato un diritto, uno dell’Ordine dei giornalisti ha addirittura parlato di attacco alla libertà di stampa. Ma stiamo scherzando? Noi siamo l’unico paese che usa questa cortesia, ospitando a turno le testate. Le principali testate vengono più di frequente, le altre una volta ogni tanto. E non si usa nessun criterio politico, ma la rotazione, il giornalista dell’Unità l’abbiamo invitato pochissime volte ad esempio. Vorrà dire che la prossima volta faremo un sorteggio. Comunque - ha concluso D’Alema - La Stampa - è tra i più favoriti e ha fatto con noi il 90 per cento delle missioni”.
Alle affermazioni di D’Alema ha ulteriormente replicato il Presidente del Consiglio nazionale:
“L’Onorevole ministro Massimo D’Alema, le cortesie se le può tenere. Un uomo di Governo – è scritto nella nota – deve applicare regole che valgano per tutti e soprattutto che non danneggino nessuno. Se la consuetudine – unica l’Italia! – consentiva di ospitare i giornalisti sugli aerei, doveva continuare; se si decide di cambiare – allineandosi al resto del pianeta – le modifiche devono riguardare tutti e non selettivamente ad escludendum. Non è una parola grossa: atteggiamenti come questo incidono, e gravemente, sul lavoro dei giornalisti e quindi direttamente sulla libertà di stampa”.
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