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26/11/2007 - LA LIBERTÀ DEI GIORNALISTI
Un cronista della Nazione, arrestato per depistaggio, restò in carcere senza motivo per 23 giorni: l’Avvocatura di Stato propone un risarcimento di 200 euro al giorno.
Per 23 giorni in carcere senza motivo l’Avvocatura di Stato propone a un giornalista un risarcimento di 4.500 euro. La libertà personale di un giornalista per l’Avvocatura vale 200 euro al giorno. La vicenda è quella che coinvolse il cronista della Nazione Mario Spezi. I fatti risalgono al 7 aprile del 2006: Mario Spezi, da anni impegnato a seguire per il suo giornale le terribili vicende del “mostro di Firenze”, fu arrestato con l'accusa di depistaggio delle indagini sull'omicidio di Francesco Narducci, un medico perugino coinvolto nell'inchiesta relativa ai presunti mandanti dei delitti del “mostro”. Spezi trascorre 23 giorni in carcere: una detenzione che la Corte di Cassazione, nella sentenza di scarcerazione, definì “illegale e ingiustificata”.
Una detenzione talmente ingiusta per la quale intervenne anche il Committee to Protect Journalists di New York che scrisse all’allora premier Berlusconi chiedendo “la liberazione di un giornalista incarcerato per aver fatto il suo lavoro meglio di altri, un giornalista coraggioso che non si è lasciato intimidire da accuse e denunce”.
Uscito dal carcere, Mario Spezi così commentò la sua prigionia: “Sono stato vittima dell’inquisizione, nessuno mi restituirà questi 23 giorni trascorsi in galera”. E avviò la procedura di risarcimento per ingiusta detenzione. Il 14 novembre scorso si è svolta la prima udienza. Ed ecco la prima sorpresa. L'Avvocatura di Stato si costituisce contro Mario Spezi e offre un risarcimento di danni di 4.500 euro. Pari, appunto, a circa 200 euro al giorno. Una decisione davvero singolare, anche perché è raro che l’Avvocato dello Stato si costituisca contro un privato cittadino, in questo caso giornalista. L'ultima parola spetta ovviamente al Giudice che si è riservato di decidere.
“Non sembra proprio che lo Stato tenga in grande considerazione la nostra professione”, ha commentato amaramente il Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca.
“Quando un magistrato cita un giornalista per diffamazione a mezzo stampa – ha aggiunto Del Boca – i Tribunali decretano risarcimenti per decine di migliaia di euro e, per di più, rendono la decisione immediatamente esecutiva. Se si tratta del contrario cioè di un giudice che sbaglia - e vistosamente, per considerazione della Suprema Corte - perché devono valere criteri così palesemente difformi e umilianti?”.
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